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February 22 Problemi Service Pack Windows Vista Manca ormai pochissimo al rilascio del Service Pack 1 per Windows Vista. Se l’aggiornamento al sistema operativo risolverà una considerevole quantità di problemi, ci sono anche una quantità di fastidi che la sua installazione arrecherà all’utente. Il più grosso è rappresentato dalla lista di applicazioni che smetteranno di funzionare correttamente perché non sono supportati dalle modifiche apportate dall’SP. In Microsoft, da una parte si enfatizza la necessità di fare l’upgrade di Vista installando il Service Pack, dall’altra però un articolo pubblicato nella sezione Knowledge Base del portale della casa di Redmond avverte di tutte le incompatibilità generate dall’installazione dell’SP. I programmi BitDefender AV o Internet Security 10, Fujitsu Shock Sensor 2.1.0.0, Jiangmin KV Antivirus 10 e 2008, Trend Micro Internet Security 2008, Zone Alarm Security Suite 7.1, Iron Speed Designer 5.0.1, Xheo Licensing 3.1 e Free Allegiance 2.1 non si avvieranno più. Per utilizzarli bisognerà dotarsi dell’ultima versione già sviluppata che risolve l’incompatibilità. New York Times Reader 1, Rising Personal Firewall 2007 e Novell ZCM Agent 10.01 funzioneranno in modo limitato. Per gli ultimi due ancora non sono state annunciate soluzioni utili a risolvere il problema. Ma i problemi non si limitano alla compatibilità di SP con altri software. In parecchi casi sono stati segnalati problemi derivanti dal cattivo funzionamento delle due patch preparatorie all’installazione del Service Pack, che comportano l’entrata in loop di un processo di riavvio del sistema che sembra inarrestabile a meno di ripristinare dadisco una configurazione precedente del sistema. Proprio per correggere questo bug piuttosto grave Microsoft sta lavorando in modo indefesso, ma sembra che non ci saranno comunque ritardi nel rilascio dell’SP1 per Vista, previsto per le prime settimane di marzo. Fonte:webmasterpoint February 20 Arriva Windows XP SP3 RC2 Due settimane dopo che Microsoft aveva distribuito una versione di anteprima del Service Pack 3 per Windows XP a migliaia di tester, arriva l'annuncio della disponibilità pubblica dell'atteso pacchetto di aggiornamento. "Stiamo organizzandoci per la distribuzione del Service Pack 3 ad una più ampia schiera di utenza in modo da ricevere quanti più feedback possibili prima del rilascio della versione finale del prodotto", ha dichiarato un portavoce del colosso di Redmond. Ricordiamo che la versione in corso di distribuzione non è ancora quella finale ma trattasi della RC2, release che anticipa il lancio del pacchetto definitivo. Un link per il download del Service Pack 3 RC2 per Windows XP dovrebbe essere pubblicato a breve in questa pagina. Consigliamo di installare la versione RC2 solo su macchine impiegate a scopo di test. Nel frattempo, alcuni esperti si sono adoperati nell'effettuare alcuni benchmark comparativi tra Windows Vista SP1 e Windows XP SP2. Il medesimo sistema utilizzato per il test, si sarebbe mostrato più veloce utilizzando XP SP2 in undici prove su quindici. Il Service Pack 1 per Vista avrebbe evidenziato una superiorità in termini di performance solo in due occasioni. Due i pareggi. Windows Vista SP1 si sarebbe meglio comportato nelle operazioni di copia di singoli file da disco a disco mentre il miglior risultato ottenuto da Windows XP SP2 è relativo all'estrazione di file multipli da cartelle compresse. Risultati analoghi sono stati ottenuti anche effettuando dei benchmark con PassMark PerformanceTest 6.1. Le prove condotte hanno dimostrato una sostanziale superiorità da parte di XP SP2 a discapito di Vista SP1. Fonte:ilsoftware February 18 Backaup Posta Lo scorso fine settimana ho dovuto formattare il mio pc di casa...capita ogni tanto fa bene..ma tranquilli nessun virus..hehehe per l'occasione ho usato un sw che ritengo utile segnalarvi: Amic email->http://www.ilsoftware.it/querydl.asp?ID=1045 Non solo non ho perso le mie e-mail ma si e' conservato l' impostazioni dei vari account quindi assolutamente consigliato... Descrizione: Amic Email Backup è un programma compatto e gratuito che permette di creare una copia di backup degli archivi di posta elettronica creati con la maggior parte dei client e-mail: MS Outlook, MS Outlook Express, Eudora, Pegasus, The Bat, PocoMail, Netscape Messenger, Opera Mail ed Incredimail. Il software è in grado anche di farsi carico del ripristino delle copie di sicurezza precedentemente allestite. Tra le funzionalità più interessanti vi è quella che permette di programmare l'effettuazione di un backup. Le regolazioni possibili, in questo caso, sono notevoli: si può impostare la data in cui si desidera che venga avviata la creazione di una copia di sicurezza, la periodicità con cui l'operazione deve essere ripetuta, se le copie di backup precedentemente realizzate debbano essere mantenute o meno ed eventualmente le situazioni in cui ciò deve avvenire. E' bene tenere presente che allorquando si scelga di pianificare un'operazione di backup, verrà eseguito in background un processo denominato "EmailAutobackup", avviato poi automaticamente ai successivi avvii del sistema. Il programma non consente di creare copie di backup di archivi di posta memorizzati su unità di rete purtuttavia è possibile salvare le copie di sicurezza (o ripristinarle) su risorse condivise. Amic Email Backup può creare archivi compressi in formato zip, che - nel caso di file molto pesanti - possono essere suddivisi in più porzioni delle dimensioni indicate. Fonte::ilsoftware February 09 HD il diritto negato Si aprono spesso squarci sull'inabilità del Legislatore di star dietro alla società dell'informazione e a volte capita che questa incapacità si riverberi interamente sui cittadini. Succede oggi con la tassa sulla copia di hard disk sottoposti a sequestro, una tassa che, ora c'è la prova provata, può da sola in certi casi cancellare il diritto alla difesa in un procedimento penale. Ieri mattina il legale che difende un imputato in una indagine che ha portato al sequestro del computer del suo assistito si è recato in un compartimento della Polizia Postale per ottenere una copia certificata dell'hard disk contenuto in quel computer. Si tratta di un diritto fondamentale della difesa: poter verificare l'integrità dei dati, recuperare informazioni utili per il proprio lavoro, analizzare su quali basi certe tesi potranno affiorare nel corso del procedimento. Si tratta cioè di un elemento chiave per stabilire una strategia difensiva, rilevante in ogni contesto, tanto più se di natura penale. Ma quella copia così importante per l'accusato non è stata fatta. Il motivo? Costava decine di migliaia di euro. Già, la copia certificata dell'hard disk per l'esercizio del diritto alla difesa non viene fornita d'ufficio. Viene prodotta solo su richiesta e a carissimo prezzo. Per la precisione, se si vuole ottenere la copia di un disco da 120 gigabyte, come accaduto ieri, occorre sganciare circa 40mila euro. I pagherò non sono accettati, ci vogliono mazzi di marche da bollo. Ciascun CD-R su cui i dati vengono riprodotti costa all'imputato esattamente 258 euro virgola 23. Fatta qualche moltiplicazione per il conteggio preventivo dei diritti, gli euro sono calcolati, il diritto è negato. A procurare questa lesione non è una calcolatrice truccata: lo stabilisce nientemeno che il Testo Unico sulle spese di Giustizia nei cui meandri si cancella il diritto alla difesa. Come si può facilmente verificare, se la riproduzione certificata costa poco meno di 5 euro per un nastro da 90 minuti, in caso di copia digitale "per ogni compact disc" (valutato in 640 mega nel caso di cui stiamo parlando), la tassa da pagare è 258 euro e rotti. L'articolo 269 a cui è allegata la tabella qui sopra non parla di dilazioni di pagamento o mutui per chi debba acquistare una montagna di marche da bollo: in modo gelidamente operativo impone il quantum da pagare per la copia. Va pagato subito, soldi in mano. Ciò significa che alla difesa del cittadino di medio reddito non rimane che appellarsi semmai in un secondo momento al magistrato, chiedere che venga effettuata una perizia per conto del tribunale; ma il giudice (vedi caso Vierika) non ha alcun obbligo di accettare tale richiesta, né è detto che la perizia sia ciò che convenga alla difesa stessa per questioni procedurali, organizzative od operative che possono non aver nulla a che vedere con la colpevolezza o meno dell'imputato ma che possono inficiare le strategie difensive. Il che significa che ci si può attendere che in tribunale l'unica perizia che verrà ascoltata sarà quella effettuata dall'accusa. Non solo: come accennato, è ben facile pensare che un hard disk possa contenere anche materiale necessario all'attività lavorativa del soggetto, per non parlare di quei contenuti del tutto personali di cui l'accusato potrebbe non possedere copie, contenuti magari del tutto estranei al procedimento che ha motivato il sequestro ma ugualmente resi indisponibili. Sì, è vero, il materiale successivamente viene riconsegnato all'accusato. Ma quando? In genere passano circa 7 anni dal momento del sequestro. E il lavoro di quella persona? I suoi affetti? Tutto passa in secondo piano, nulla di quell'hard disk può essere rilasciato senza il pagamento di una somma stratosferica. È naturalmente impervio volersi arrampicare su una tesi colpevolista, è difficile credere che chi ha consentito che una norma del genere venisse approvata abbia di proposito voluto cancellare i diritti essenziali dei cittadini, o almeno di quelli meno opulenti. Il che ci lascia con una sola possibilità, ovvero che chi lo ha fatto, il Legislatore, ancora una volta abbia agito nell'inconsapevolezza di cosa sia e come funzionino le tecnologie oggi e quanto siano centrali nella vita di noi tutti. Chi ha normato questa tassa lo ha fatto essendo incompetente a decidere. E ieri, sul verbale, è stato scritto che la difesa "rinuncia alla copia". Sono sgambetti predisposti ai danni dei cittadini da un Legislatore testardamente ignorante, e i lettori di questa testata lo sanno meglio di chiunque altro. Eppure non sempre va in questo modo. Quando Punto Informatico tirò fuori nei mesi scorsi il caso della "tassa sui blog", qualcuno lo ricorderà, tre giorni dopo quel testo era già stato modificato. Non è stato un caso: tutti i media hanno attinto da quell'articolo per portare in prima pagina il provvedimento, l'opinione pubblica è stata messa a conoscenza dei nomi e dei volti dei responsabili politici. E a quel punto solo la promessa di una correzione di rotta ha potuto "salvare" la situazione, una correzione non troppo ardua visto anche che il provvedimento era ancora in divenire. Ma ora? Ma in un caso come questo? Chi mai si assumerà la responsabilità di un errore così grossolano nel Testo Unico, un errore che danneggia oggi direttamente un cittadino ma chissà quanti altri ne ha già danneggiati? Chi si assumerà mai la responsabilità politica di una incompetenza così clamorosa? E non è tutto, ahinoi. L'altro problema con cui devono fare i conti gli italiani è che molte di queste schifezzuole legislative sono state inoculate all'interno di normative spesso di difficile lettura, sparse a pioggia in leggi che magari di tutto si occupano, all'apparenza, meno che della tecnologia e delle sue conseguenze. Proprio come nel Testo Unico. Il che rende difficile qualsiasi riforma senza un certosino lavoro di individuazione delle falle. Non sorprenda: siamo nel pieno della rivoluzione digitale, Internet viene usata da masse di italiani ormai da molti anni, e in tutto questo tempo l'insostenibile leggerezza del Legislatore si è palesata con maggioranze e schieramenti di ogni colore, ripetendosi senza soluzione di continuità, rinnovando con allarmante periodicità l'incapacità di far fronte al mondo che cambia e alle esigenze degli italiani che vorrebbero cavalcare il cambiamento innescato dalla società dell'informazione. La soluzione? Ricorrere agli hard disk di un tempo. In fondo 4 giga costerebbero poco più di 1600 euro. Fonte:punto-informatico February 08 Firefox 2.0.0.12 Disponibile Come previsto e annunciato giorni fa, Mozilla ha rilasciato Firefox 2.0.0.12, nuovo aggiornamento di stabilità e sicurezza per il suo popolare browser open-source. Come di consueto l'update sta venendo distribuito in queste ore tramite il sistema di software update integrato nel browser, ma può essere scaricato anche manualmente sul sito ufficiale del prodotto (getfirefox.com), in tutte le localizzazioni per Windows, Mac e Linux. Mozilla raccomanda a tutti gli utenti di installare il nuovo aggiornamento che corregge numerose problematiche di sicurezza isolate nel browser. Contestualmente c'e' la disponibilità di SeaMonkey 1.1.8, nuova versione della all-in-one internet suite che include le medesime correzioni di sicurezza introdotte in Firefox 2.0.0.12 ed alcuni aggiornamenti per problematiche isoalte nelle versioni precedenti del prodotto. SeaMonkey 1.1.8 è disponibile al download sul sito ufficiale www.seamonkey-project.org. Firefox 2.0.0.12 include correzioni per 10 vulnerabilità di sicurezza, tre delle quali sono state classificate come critiche da Mozilla. L'aggiornamento descritto nel bollettino MFSA 2008-05 corregge la vulnerabilità "chrome protocol directory traversal" segnalata due settimane fa. La falla, che affligge il suo popolare browser open-source nella gestione degli indirizzi "chrome:" in presenza di estensioni "flat", poteva consentire ad un sito malintenzionato di accedere ai file locali conservati in posizioni conosciute e permetteva ad attacker di collezionare informazioni di sessione, tra cui cookie di sessione e cronologia di sessione. Si tratta nello specifico di una vulnerabilità nello schema di protocollo "chrome" che permette un exploit "directory traversal" in presenza di un add-on (estensione) "flat", portando ad una potenziale disclosure di informazioni. La vulnerabilità interessa quindi quelle estensioni che si installano come set di file non compressi, senza sfruttare il formato file .jar. Vulnerabilità corrette in Firefox 2.0.0.12 MFSA 2008-11 Web forgery overwrite with div overlay MFSA 2008-10 URL token stealing via stylesheet redirect MFSA 2008-09 Mishandling of locally-saved plain text files MFSA 2008-08 File action dialog tampering MFSA 2008-06 Web browsing history and forward navigation stealing MFSA 2008-05 Directory traversal via chrome: URI MFSA 2008-04 Stored password corruption MFSA 2008-03 Privilege escalation, XSS, Remote Code Execution MFSA 2008-02 Multiple file input focus stealing vulnerabilities MFSA 2008-01 Crashes with evidence of memory corruption (rv:1.8.1.12) Fonte:tweakness February 06 Virus Top-20 Gennaio 2008E' ancora Diehard, la famiglia di trojan-downloader individuata dagli analisti russi negli ultimi giorni di dicembre, ad aprire la Top Twenty per il trascorso mese di gennaio: la presenza complessiva del cavallo di troia nel traffico di rete infetto, dice Kaspersky, è stata sufficiente a movimentare la classifica e l'azione degli altri agenti patogeni attualmente circolanti in rete. Dopo l'exploit di dicembre, con tre varianti individuate negli ultimi giorni del mese capaci in taluni momenti di catturare la stragrande maggioranza delle mail infette, a gennaio fanno la propria comparsa nella Top Twenty ben quattro nuove varianti del trojan: Diehard.dg si piazza al sesto posto (4,32% di traffico infetto), Diehard.dh al tredicesimo, Diehard.dj e Diehard.dk rispettivamente al penultimo e ultimo posto. Il Senior Virus Analyst Alexander Gostev sottolinea ancora una volta le similitudini esistente tra l'azione degli sconosciuti autori del trojan e quella delle gang dietro Warezov e Zhelatin, consistente nella distribuzione del malware con una moltitudine di brevi ma intense operazioni di mass-mailing successive. Ai due suddetti worm tale strategia è fruttata tempo addietro una diffusione allarmante, ma Diehard non sembra avere la loro stessa capacità di riproduzione perché, al contrario di Warezov, non vengono individuate decine di nuove varianti del trojan ogni giorno. Il nuovo trojan, ad ogni modo, non riesce a scalzare dalla classifica i worm in circolazione da anni, notori per aver dimostrato una capacità di resistenza senza precedenti: se Netsky.q al top della diffusione dei malware di rete non fa nemmeno più notizia (conquistando questo mese il 27,22% del traffico infetto), guadagnano parecchio terreno Nyxem.e (+8 posizioni, secondo posto e 12,23% del traffico), Bagle.gt (+3, terzo posto e 9,27% delle infezioni) e la variante .aa di Netsky (+4, quarta posizione e 7,39% del traffico). Anche Warezov, per quanto oramai in declino, riesce a piazzare nella Top Twenty un nuovo esponente della sua genìa, nella fattispecie Warezov.yi che arriva decimo e riesce persino a eludere le difese proattive implementate da Kaspersky nei suoi software di sicurezza. Gostev nota poi l'assenza dalla classifica dell'attacco di phishing Fraud.ay, truffa che prende di mira gli utenti dell'istituto bancario russo Yandex.Dengi. Dopo aver fatto parlare di se a ottobre e novembre, l'attacco sembra essere sparito dalla circolazione. Secondo l'analista il badware potrebbe ripresentarsi ancora in futuro, visto che nel 2008 la percentuale di minacce informatiche basate sui tentativi di phishing dovrebbe crescere ulteriormente. Non per niente, avvertono dal weblog di Kaspersky, sono proprio azioni criminali del genere il punto di approdo privilegiato dell'armata di PC zombi messa in piedi da malware come Warezov e Diehard. Fonte:megalab February 01 Browser più utilizzati
La società francese XiTi ha elaborato delle statistiche di utilizzo dei browser per il Web da parte degli utenti di tutto il mondo. Dall’analisi è emerso che i browser più usati in assoluto sono Internet Explorer e Mozilla Firefox, lasciando spiazzati tutti coloro i quali avevano prodotto delle previsioni che interpretavano il rilascio di IE 7 come la morte preannunciata e definitiva di tutti gli altri browser. Se solo il 28% del campione infatti usa Firefox, va sottolineato come nella rilevazione precedente, del 2006, la quota era del 23,1%, segnando quindi un incremento nelle preferenze degli utenti piuttosto considerevole. In più è interessante notare che il 93% degli utenti europei che fa uso di Firefox come browser preferito adopera la versione 2, cioè la release ufficiale più recente dell’applicazione. Invece gli utenti di Explorer che usano la versione 7 (l’ultima) sono soltanto il 46%, mentre la maggioranza surfa il Web con versioni precedenti. Verosimilmente si può spiegare questo fenomeno con la difficoltà di fare l’upgrade a IE7 se non si dispone di un sistema operativo certificato dal programma di verifica dell’autenticità che Microsoft ha applicato ai suoi software. Tra i paesi che maggiormente fanno uso di Firefox a discapito di Internet Explorer c’è la Finlandia che vanta una quota del 45,4%, seguita a ruota da quasi tutti i paesi dell’Est europeo. In Italia invece la stragrande maggioranza degli utenti sceglie la soluzione di Microsoft, con Firefox adottato solo dal 21,7% degli utenti. Fonte:webmasterpoint |
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